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Dalla stanchezza all'apoteosi finale: coach Medico rivive il film dell'ennesimo titolo della RSV Catia Isopi Assicurazioni

17-06-2026 15:11 - 3^ DIVISIONE FEMMINILE
Ha lasciato trascorrere più di 48 ore coach Maurizio Medico prima di commentare l'ultima impresa del suo gruppo, la RSV Catia Isopi Assicurazioni, che ha chiuso una stagione memorabile conquistando anche il titolo di Terza Divisione. Aveva bisogno di “staccare” per un po' dopo una stagione che definire massacrante è un eufemismo. “Dopo la finale di sabato – confessa l'allenatore rossoblu - ho avuto bisogno di staccare, di un pò di relax perché la stagione è stata davvero massacrante, ho stretto i denti e tenuto botta per le ragazze perché lo meritavano ma non si può arrivare al 13 giugno. Sapevo che sarebbe finita così, per questo stiamo lavorato per presentare un progetto di revisione dei campionati giovanili, non si può rifare una stagione così. In ogni ciclo che portiamo avanti cerchiamo sempre di puntare al massimo, di arrivare fino in fondo, ma non si può fare questo. C'è il diritto e la necessità di staccare, di riposare per poi fare la stagione estiva che sicuramente è più soft. L'ultima settimana è stata difficilissima, problemi di ogni tipo, stress, esami, vacanze programmate, è successo di tutto, bisogna cambiare qualcosa per dare le giuste opportunità a tutte”.

Fatta questa doverosa e necessaria premessa, Maurizio Medico commenta la finale di sabato scorso, a partire dalla preparazione e dall'approccio. “Non nascondo che siamo arrivati e sono arrivato alla finale di sabato a pezzi – afferma - ero stanchissimo e solamente con la voglia di finire questa stagione. Dovevamo compiere quest'ultimo passo, c'era tensione perché le ragazze erano stanchissime anche se nella settimana che ha preceduto la finale si erano allenate benissimo. Ho premuto sull'acceleratore fino alla fine anche se nell'ultimo allenamento ho cercato più la qualità che l'intensità, ho visto che stava andando bene e ho un po' mollato. Siamo arrivati praticamente fino a metà giugno con allenamenti sempre intensi e sotto tensione, non si può, per questo ho optato per avere un atteggiamento per sdrammatizzare, non volevo aumentare lo stress. Questo però ha causato anche un abbassamento d'attenzione nel senso che l'obiettivo era stato raggiunto, abbiamo vinto tutte le partite, eravamo in finale, a quel punto quello che veniva veniva. Anche quando siamo arrivati al palasport non avevo quella tensione che avevo in occasione dell'U13, non avevo la tensione giusta per affrontare una finale, stanco più delle ragazze, non volevo eccedere nello stress. Sono sempre stato abituato in queste circostanze a dire “abbasso l'elmetto”, l'ho detto ugualmente ma non con la stessa motivazione”.

A ridargli la giusta carica, almeno per affrontare con la solita “carica” la finale, ci ha pensato il suo straordinario gruppo, con un'ulteriore motivazione in più. “Le ragazze hanno giocato un set quasi perfetto – confessa Maurizio Medico - di altissimo livello, dimostrandomi che ci credevano, stavano dando il massimo. Inoltre c'erano anche Chiara e Sara che volevano portare a casa un trofeo, lo meritavano, hanno fatto tanti sacrifici per esserci, quindi ci tenevo che potessero alzare una coppa, che potessi gioire con loro dopo questi 2 anni. Era stato tutto programmato, anche le entrate per farle giocare, ora è facile dire che tutto è stato programmato bene, non sono però mancate le problematiche. Tornando alla partita, quel primo set giocato veramente così bene ci ha ingolosito. Il secondo set è partito allo stesso modo poi pian piano siamo calate, si vedeva il calo fisico da parte di quasi tutte ma d'altra parte come fai a non averlo dopo una stagione così, anche se sono strutturate sono comunque ragazzine di 11-12 anni. Abbiamo comunque portato a casa il secondo set, nel terzo ci abbiamo provato, ho lasciato la stessa formazione, forse sono stato un po' titubante nel cambiare subito perché volevo e speravo che facessero una di quelle rimonte che altre volte abbiamo fatto. Bisogna anche riconoscere, però, il valore dell'avversario, lo sapevamo, i primi due set giocati con loro nella partita della seconda fase ci avevano fatto capire di che pasta sono fatte, sapevamo che era una squadra molto difficile da affrontare, molto brava nel primo tocco (ricezione e difesa). E nel momento in cui è calata la condizione fisica facevamo fatica a fare punto, con in aggiunta qualche errore di troppo al servizio”.

Nel momento più difficile della finale gli ha dato una mano l'esperienza e non solo. “Ci eravamo innervositi – spiega - ho cercato, esagerando un po', di provare comunque a portare a casa il risultato, visto che eravamo lì, portando ulteriore stess. Non sempre fa bene, però quando sei in quella situazione devi riuscire anche a superare i tuoi limiti. In quelle circostanze cerchi le parole giuste, non è facile perché c'è la tensione agonistica della partita, mi sono ispirato a concetti che ripete spesso Velasco e la cosa ha portato i suoi frutti, in queste situazioni un po' di esperienza serve. Questo ha consentito alle ragazze di abbassare un po' la tensione, di mantenere lucidità, nei momenti decisivi è decisivo perché ti permette di dare la palla alla ragazza giusta. Nel quarto set ho fatto quello che non avevo fatto nel terzo, ho iniziato a fare i cambi per riportare vivacità ed energia, avevo preparato e stimolato le ragazze che erano in panchina come faccio sempre, nessuna deve abbassare la guardia, tutte devono capire il tipo di atteggiamento che devono avere. E chi è entrata ha fatto la differenza, ha dato un contributo determinante”.

Non sono mancati momenti di tensione e qualche polemica arbitrale che, però, Maurizio Medico spegne facendo ulteriore chiarezza. “Non mi sembra che ci sia molto da dire sulla direzione arbitrale – afferma – in quei momenti mi sono solo preoccupato di non far aumentare le polemiche, ho imparato a far correre per non influenzare gli atteggiamenti delle ragazze, in certe circostanze una parola di troppo rischia di far scattare la molla. In quel momento non ci serviva, non volevo esasperare la situazione. Poi sul set point ci ha pensato Matteo, è stato bravissimo perché io in quel momento ero tutto concentrato sugli aspetti tecnici, è stato pronto a vedere l'invasione e si è alzato, per questo abbiamo preso il giallo ma lui è lì anche per quello. Di sicuro quella di Matteo non è certo stata una scorrettezza, ha visto l'invasione (netta ed inequivocabile) e si è alzato, poi il secondo arbitro aveva già visto e assegnato giustamente il punto a noi. Non c'è stata alcuna scorrettezza o nulla di strano, il fallo c'era, abbiamo preso il giallo come da regolamento. Di sicuro abbiamo meritato la vittoria, altrettanto sicuramente l'avversaria era di livello così come anche Amandola che ha perso in semifinale”.

La chiusura finale con il momento della convinzione di farcela ancora una volta e l'orgogliosa, quanto meritata, rivendicazione della grandissima stagione disputata dalle sue ragazze. “Nel successivo set point è andata al servizio Cecilia che stava battendo benissimo – confessa - le ho allenate tantissimo al servizio senza la paura di sbagliare, aveva fatto nel corso della partita ottime battute, anche quando sono terminate fuori. Ho chiesto di gestire il servizio, lo ha fatto bene, poi ha anche difeso e a quel punto ho pensato che avremmo vinto. Un successo che è il giusto compendio di una stagione da incorniciare e ricordare, sono abituato a segnarmi e a ricordare tutto, cose positive e negative per farne tesoro. Posso dire che questi 3 anni sono stati meravigliosi, con un gruppo davvero talentuoso. Abbiamo portato a compimento l'obiettivo che avevamo fissato, al regionale non ci avevo neppure pensato, avevo messo come obiettivo il titolo territoriale perché sono abituato a rimanere con i piedi per terra, a non creare troppe illusioni. Poi le ragazze stesse e il capitano volevano alzare la coppa anche nel regionale, l'hanno alzata anche se quella del secondo posto, è un grandissimo risultato, non dobbiamo avere rimpianti. Abbiamo chiuso la stagione nel modo migliore, io con le “ossa rotta”, finita la partita non ero neppure in condizioni di gioire troppo, ci sarebbero tante cose da dire, ci sarà tempo e modo, in ogni caso abbiamo azzittito tutti”.